COSE DI GIAN

SAGGI, RACCONTI E POESIE 

 

LA BICICLETTA DI UN AMMALATO SLA

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Oggi ho comperato una bicicletta. Qualcuno dirà : e allora ? In fondo è ciò che direi io. O meglio, cambiamo il tempo, è ciò che avrei detto io. Prima. Prima di che ? dirà quello di prima. Oddio, mi sono già inserito in un vicolo cieco. Ho scritto due volte prima. Chiariamo, quello di prima è lo stesso che mi potrebbe dire : e allora ? Invece l’altro prima, quello con la P maiuscola, tanto per intenderci,beh, quello è un Prima determinante. Almeno nella mia vita.E’ uno spartiacque. Perché la mia vita si divide in due fasi. Prima e dopo. Anche prima dicevo la stessa cosa, ahi ecco un altro prima, era una frase ad effetto,

che volete …

piccolo vezzo da scrittore. Aggiungevo prima di lei e dopo di lei. Dove lei era una donna. Non male come idea, vero ? Ora non più. Ora il mio spartiacque è un acronimo. Una sigla. Nient’altro che una sigla. A un dottore arrogante e pretenzioso,come sanno esserlo solo certi dottori quando dimenticano d’essere uomini, una mia amica alle prese col mio stesso problema, ha chiarito che si tratta di un gelato :Stracciatella, Limone, Amarena. Chissà se ha capito. Il dottore, intendo. Mah, torniamo al punto di partenza. Oggi ho comprato una bicicletta. Magari quello di prima, sì, insomma quello che prima avrebbe detto : e allora ? ora, dopo avere letto la prima pagina,non lo direbbe più. Ora di certo farebbe qualche salto mortale pur di non dire la sua. Ma io lo so a cosa sta pensando, questo qualcuno. “Tu sei pazzo”. Sì, a questo, sta pensando. “Che te ne fai, di una bicicletta ?” A dirla tutta, in fondo in fondo, non posso neppure dargli torto. Ma che volete,sono uno scrittore, un vagabondo sognatore, prima, uffa di nuovo prima, inseguivo i gatti sopra i tetti.Ma forse la risposta al suo quesito è tutta qui. Forse è per questo che ho comprato la bicicletta. Per tornare a inseguirli. I gatti. E pazienza se non riuscirò mai più a raggiungerli. Potrò dire d’averci provato.

 

 

 i_giorni_dell_incanto 

DA : I GIORNI DELL'INCANTO

Nei giorni del carcere il "prigioniero volontario" Brasillach non si abbandona  alla solitudine, non si piega alla paura o, peggio ancora, al silenzio. Non si rinchiude in se stesso. Egli vive con Cervantes, Dostoevskij, Villon "incatenàti come me", egli vive con Andrea Chenier "diritto sulla pesante carretta", altro esempio di condannato a morte dall'idiozia umana. Egli vive con la madre e attraverso il ricordo di lei, finalmente libera, regala a se stesso un buon motivo per giustificare il suo sacrificio e ai suoi aguzzini un motivo in più di rimorso.

Ed infine egli vive con i mille inquilini di quella stessa cella, con gli uomini che lo hanno preceduto, quelli già andati a morire.

            Egli dunque non è solo, in quei "giorni dell'incanto".

 amleto 

DA :  AMLETO IN ANALISI   

Il dubbio.

Amleto trasforma tutto l'arco della tragedia in una interminabile attesa della sua azione. Il dubbio muove il tempo, ne articola i momenti più importanti, percorre ogni istante come un lungo piano-sequenza, senza abbandonare il protagonista che lo porta con sé fino al suo ineluttabile destino, una morte / catarsi che cancella l'onta e risponde ad ogni domanda.   

Ma è davvero il dubbio, quello che accompagna Amleto, o non piuttosto un mascheramento, una finzione, una simulazione che nasconde una decisione già presa, e da attuarsi al momento opportuno ?

 turandot 

DA :    LA SINDROME DI TURANDOT

.... ma poi più nulla. Ci fermammo alla S. Mancava un solo volume.

         Niente T, niente U, niente V, niente Z, niente, più niente. Restammo, anzi restai, visto che il destinatario ufficiale di quella Enciclopedia ero io, senza l'ultimo volume.

Come Dorando Petri, cademmo in prossimità del traguardo.

          Non avrei mai saputo nulla di Voltaire o di Toulouse Lautrec o di Velasquez e Veronese, nulla su Ucraina ed Ungheria o Zanzibar. Sarei cresciuto con un'istruzione monca.

          Per fortuna della mamma, salvammo le apparenze. Lo spazio vuoto nella libreria del salotto buono fu mascherato con un gioco di prestigio. 

 la_memoria 

DA :   LA MEMORIA

Un giorno mi disse : "Qual è il tuo pregio?"

Sono un ladro di parole.

Saccheggio film.

"La memoria.

Fra cinque o dieci anni ricorderò ogni cosa di questo momento.

Ricorderò la tua veste bianca.

La tua pelle ambrata.

Il tuo respiro.

Il movimento del seno.

Le pupille nere e brillanti.

Le cordicelle di seta nei capelli.

Le tue mani piccole, delicate.

I fianchi sottili, come quelli di una bambina che non ha ancora preso forma.

La tenue ruga al lato delle labbra.

Questa piccola fessura qui, fra i tuoi meravigliosi denti bianchi irregolari. Il tuo sorriso, ora, mentre ti dico queste cose"

"Quale il tuo difetto?"

"Ancora la memoria. Certi ricordi non ti lasciano scampo".

Il Tempo, quello vero, mi ha messo alla prova e mi ha promosso.

Infatti, ricordo tutto di lei.

E non ho scampo.

 axel 

DA :   AXEL

"Biglietti, prego".

              Fra gli innumerevoli modi per risvegliarsi da un sonno profondo questo è certamente fra i peggiori. C'è chi comincia lentamente a stiracchiarsi al cinguettio degli uccelli, chi apre gli occhi e si ritrova al fianco una fata, chi continua a lasciarsi cullare dall'inquieto e tuttavia rassicurante rollio di un veliero in fase di bonaccia, e chi invece si trova di fronte a un controllore.

Questo era il mio caso.

Vabbeh, non si può avere tutto dalla vita, ma soprattutto ci si deve adeguare per tempo, così frettolosamente aderii al perentorio invito.

  

DA :   MILLENOVECENTOQUARANTACINQUE

Il giorno durò poche ore, pochi minuti, pochi istanti. Francesca e Roberto consumarono quel tempo rivelando se stessi l'uno all'altra. Raccontarono ed ascoltarono piccole storie banali rese grandi dagli eventi. Piccole grandi storie che in altri momenti sarebbero state cancellate, rimosse dal ricordo, naufragate nella quotidiana lotta per costruire altre storie più importanti. Ma quelle erano storie che invece avrebbero resistito, nei fragili bastioni della loro memoria, e li avrebbero accompagnati nella bufera di quella guerra ed oltre la bufera, perché di quel giorno, nulla sarebbe passato invano.  
 segni 

DA :   I SEGNI SUL MURO

 "...Lo so che ti stai annoiando e che vorresti essere altrove. Lo so che sei già  lontano. Lo so che vorresti alzarti, non restare intrappolato in questa comoda poltrona rossa che è diventata troppo stretta per contenere tutti i tuoi pensieri. Lo so che vorresti alzarti e metterti a gridare e dire a tutta questa gente che ti sta intorno che sei stanco e dire che sei stufo e dire che non mi ami più e magari ami un' altra e vorresti prenderla per mano, ora, quest'altra, la tua bella amante, la tua nuova amante e tuffarti con lei, vestiti tutti e due con i vostri abiti più eleganti, tuffarti nella vasca della piscina di Antibes mentre c'è una partita di pallanuoto, è una partita ufficiale, ci sono gli arbitri, il tempo si ferma, squilla la sirena, la partita verrà sospesa, la gente s'incazzerà e si metterà a fischiare e qualcuno vi prenderà per matti, verrà la polizia, ma che importa, siete felici, lo abbiamo fatto anche noi quella volta ad Antibes, lo abbiamo fatto perché eravamo felici, lo ricordi amore mio, lo ricordi brutto figlio di puttana, che lo abbiamo fatto anche noi ? E allora io lo so che vorresti essere altrove, che vorresti fare tutto questo, che vorresti farlo con lei, ed io sto male perché non posso farci niente, non posso farci niente, ti chiedo scusa amore mio, ma non posso farci niente".

 idiota_in_versi 

DA :  UN IDIOTA IN VERSI

Nel grande vuoto

di questa interminabile notte

ho cercato fra le pieghe del tuo volto

sorridente di fronte al mio flash

le risposte che non ho.

POI CI SONO DUE FILES MULTIMEDIALI, DISPONIBILI IN CD. SONO DUE BELLE STORIE, LONTANISSIME E COMPLEMENTARI, A MODO LORO, ANCHE PERCHE' HANNO SEMPRE LO STESSO COMUNE DENOMINATORE E NON SOLO NEL TITOLO. FORSE E' UN MIO LIMITE, PERCHE' NON SO PARLARE D'ALTRO. SI CHIAMANO :

GENOA, FRAMMENTI DI UN AMORE.

AMORE & PSICHE.