Giancavallo.it
Home
Pensieri Colorati - Gian Cavallo e Anna Maria Ferrari PDF Stampa E-mail

Immagine e colore Gallery inaugura la collana editoriale ICarts con il libro Pensieri colorati, pubblicato dall'Editrice Zona con prefazione di Ivano Malcotti, testi di Gian Cavallo e dipinti di Anna Maria Ferrari. Pensieri colorati è una storia d’amore fra i colori e le parole. La storia di due anime libere con una spiccata tensione verso il volo: Anna e Gian.
Un viaggio spesso fatto di cose non dette, magari solo percepite, in cui l’amicizia e le affinità fanno da sfondo a vicende e fatti che ognuno dei due artisti, Anna e Gian, intendono vivere intensamente.
Immagini e parole tessono una trama in cui profumi, luci, immagini, si intrecciano e vibrano creando intense atmosfere ed emozioni.

Gian Cavallo, poeta, saggista, prosatore, ha seguito la sua vocazione tardi, dopo una vita dedicata a lavorare nel campo dello shipping, presso importanti compagnie di navigazione. Si segnala all’attenzione del pubblico e della critica con il suo romanzo d’esordio, Uccello migratore (Nuovi Autori 2007), poco dopo la vita prova fortemente la sua tenacia quando a Gian viene diagnosticata la SLA.
Gian non si ferma: pubblica il secondo romanzo, La Memoria (La Lontra 2009), il cui ricavato devolverà all’AISLA, e Proviamo Dai! (SAGEP 2010).

Anna Ferrari, pittrice, gallerista, grafica e web designer, ama particolarmente la sinergia tra le arti
e le forme di espressione come la scrittura e la musica.
Le opere pittoriche accompagnano la narrazione seguendo il filo dell’emozione.

Prefazione

Attraversare da lettore quel solco così privato dell’esistenza dell’altro è una prova estenuante, ci si mette alla prova, si resta nudi, indifesi. Si è di fronte, è bene dirlo, ad uno specchio ineluttabile, un convitato di pietra diabolico, un giudice inflessibile, che assegna, con assoluta mancanza di garbo e senza gradualità, sentenze inconfutabili.
Uno specchio, (perché la specie umana ha vincoli profondi, geni tortuosi, ma riconoscibilissimi) che senza remora alcuna, restituisce con lama chirurgica il fluire doloroso del tempo, il vortice folgorante dell’attimo che si accomiata senza il disturbo di darci alcun conforto.
Per accogliere completamente Pensieri colorati ci vuole una lettura attenta, sia di cuore che di anima, è come entrare in verginità nel sacro vincolo della nostalgia e nel delicato rammarico di un vissuto che appartiene sicuramente agli autori (pittura e parola in questo felice connubio, non sono arte integrata, ma lucente simbiosi), ma anche a tutti noi. Perciò il ruolo del lettore e fortunato fruitore è di reale co-partecipazione a tutto l’ossigeno, ma anche al veleno esistenziale delle parole e dei colori.
Qualche controindicazione naturalmente c’è, quando si tenta di violare il silenzio dell’osservazione, quando ci si sente inadeguati e indifesi al cospetto del dramma quotidiano della vita, del dolore, delle ferite inguaribili. Per questo motivo ci vuole maturità per leggere pagine così calibrate ed intense che descrivono con dovizia di particolari i tanti irrisolti del percorso terreno e le domande che tutti ci poniamo al cospetto del mistero Divino.

Ebbene i racconti e gli alti spunti di riflessione di Pensieri colorati sono concime per l’amico lettore, ma allo stesso modo vanno trattati con cura, siamo pur sempre in una cristalleria emozionale; è richiesto, perciò un passo felpato, un percorso lento, di meditazione e di scavo profondo, senza temere di farci del male; le ginocchia sbucciate, lo sappiamo benissimo, fanno crescere l’infante.

Talvolta, da alcuni spaccati di vita, così nitidamente dipinti e collezionati, se ne uscirà malconci, ammaccati, ma allo stesso tempo è importante non chiedere troppe armature alla nostra debolezza per accettare per intero il percorso della fragilità del passo umano. Può sembrare una provocazione, ma proprio questo essere  “canne al vento” è senz’altro la caratteristica più genuina e positiva che possediamo.

Sono convinto che da questa prova di forza (lo ripeto, leggere questo libro è una sfida) se ne esce più forti, più consapevoli che il brevissimo poema della vita umana sta tutto nel momento che fugge.

Ivano Malcotti

 

Note degli autori

Il nostro viaggio insieme

Incontrare un compagno di viaggio con cui si dividono gioie e dolori, passioni e amicizie, è un dono prezioso.
Quando ho incontrato Gian e la sua compagna di vita Anna Maria mi sono resa conto che sarebbe stato un viaggio intenso e colmo di emozioni.
Il progetto di Pensieri colorati segna il percorso delle nostre anime affini verso la luce.
Come racconterà meglio di me Gian, ci mise in contatto la cara amica Damiana. Fu la mia professione di web designer che ci fece incontrare, ma immediatamente scattò tra di noi un’intesa particolare, che non è mai venuta meno. Le vicende personali che ci hanno coinvolto negli ultimi anni hanno reso ancora più intensa e vibrante questa intesa spirituale, trasformando una amicizia in un rapporto “familiare”, la vita in un viaggio mano nella mano verso ciò che c’è oltre o altrove.

Le immagini sono nate per questo progetto, non vogliono essere illustrazioni o narrazioni che accompagnano i testi, ma immagini, colori, emozioni che ne esaltino l’intensità spirituale.
I colori e le luci del mio cuore di orgogliosa ligure si sono unite alla spiritualità primitiva della terra salentina, terra che ha dato vita a mia madre e che mi ha accolto come figlia. I colori e gli affetti delle famiglie elettive di anime affini sono l’amalgama e l’humus d’amore che ha nutrito ogni pagina di questo libro e ognuna delle persone amate è ben viva in ogni parola o immagine.

Ben interpreta lo spirito del lavoro artistico Lorenzo Mortara nel testo critico della mostra “Colori appesi ad un filo” che ha presentato in anteprima parte di questo mio lavoro.

Anna Ferrari (1965) sanremese d’origine, genovese d’adozione e salentina d’elezione, vive la sua creatività fra diverse sfere d’interesse, diversi mondi, diverse passioni: pittrice e grafico. Diplomata all’Accademia di Genova è figlia d’arte. Infatti il padre, Giuseppe Ferrari (1904-1972) era pittore, saggista, giornalista e critico d’arte e le ha insegnato l’acquerello e la poesia dei colori sognati e immaginati… Fruscio di foglie / Innamorate del vento (G. Mortara).
Ora ascolto la pittrice che mi racconta del suo stato di completo raccoglimento di cui ha bisogno per potersi dedicare alle sue meditazioni pittoriche all’aria aperta come una vera terapia dell’arte, e di come sia passata dal figurativo all’astratto seguendo un impulso forte e irreprimibile… Immortali eppure mortali / Mortali ma non mortali: / La loro vita è morte d’immortali / E d’immortali vita, il morire (Eraclito).
Altresì freschi, schietti, armoniosi nei colori e nelle forme appaiono i paesaggi, i volti, così come i nudi femminili. Sensazioni sconfinate, emozioni contrastanti, accomunano tutte le opere dell’artista quando la vita non è un mero atto di sopravvivenza, la persona amata già ricordo, e nel fluire delle sue creazioni i suoi lavori non vanno visti, a mio parere, come opere distinte e a sé stanti, ma come opere di un insieme più vasto, riconducibili a un percorso spirituale e materico unico, ancora in evoluzione, nel quale… Il ricordo e la nuvola / Hanno sempre / Il vento in coda (G. Mortara). E solo questa visione probabilmente ci può portare nel centro del mistero dell’artista, immersa in una ricerca pura, profonda ed essenziale dei sentimenti umani, d’amore e di fratellanza, principi vitali, percepiti come elementi infiniti tra scintille divine e polvere cosmica.
Come una goccia che cade e s’infrange in tante piccole stille di liquido opalescente, come un brezza leggera che alita intorno ai dubbi appesi alla quotidianità, come un timido pensiero che fatica a prendere lo spazio e il tempo che si merita, come avere speso tante troppe energie per capire e riflettere su un caso imponente, così mi ritrovo in penombra attratto dalla luce delle opere informali e figurative dell’artista Anna Ferrari… Alba si fa il tuo ventre / Via via più luminoso / I pozzi si rischiarano / Gli avori si fanno scuri / è il mondo che si riapre / Alla luna che viene (M. Hernandez). Un sentimento di stupore e di mistero mi assale osservando i suoi sprazzi di colore che dal rosso virano all’indaco oppure dall’azzurro sprofondano nel giallo-oro in forme indistinte, vortici, presenze diafane. Osservo piccole tele, ma con spazi illimitati di sensazioni pure e solitudini, lievemente antropomorfe che circondano l’essere, il simbolo o l’arcano che qui è raffigurato scarno, essenziale, quasi primigenio… E recano il loro soffrire con sé come un talismano (E. Montale).

Avvolgente

Negli ultimi tempi, forse anche a causa del tempo che non ho, o temo di non avere più a sufficienza, tendo alla massima sintesi. Depuro la frase degli orpelli che ritengo inutili, e mi soffermo sopra un verbo, oppure un avverbio, o meglio ancora, un aggettivo o un participio presente, come in questo caso. 
Così quando Anna Ferrari, mi ha chiesto il piccolo contributo di una breve riflessione su di lei e sulla nostra amicizia, mi sono guardato bene dal risalire alle origini, attraversare il campo tortuoso e un po’ folle che abbiamo compiuto insieme in questi anni di frequentazione, sporadica e discontinua, ma sempre intensa, carica per entrambi di violente sensazioni e di tragici accadimenti.
Sono volato sopra tutte le parole e gli sguardi e gli abbracci fraterni ed anche i momenti un po’ così, perché vi assicuro, ci sono stati anche i momenti un po’ cosi, per andare a posarmi direttamente su quell’aggettivo iniziale, “avvolgente”, che più e meglio di tutti rappresenta la mia dolce amica.
Un aggettivo universale e per tutte le stagioni, a partire da quelle foto di lei piccola, in un raro e luminosissimo bianco e nero, dove la sua figura sprigiona forza e vitalità e voglia e piacere e desiderio di mostrarsi e di esserci, descrivendo se stessa come nessun’altra parola sarebbe in grado di fare. La sua essenza di bambina prima e di donna poi si riflette davvero in quella luce eterea e vaporosa che il suo corpo, con quella pelle di porcellana bianca, emana.  
Mi avvolse, infatti, il giorno del nostro primo incontro, circa cinque anni fa, presso una galleria d’arte. E dove, se no? Anna, per chi non lo sapesse, è un’Artista. A definirla nella sua grandezza, sempre per non sprecare troppo tempo e inutili parole, ritengo sia sufficiente quella A maiuscola che ho posto all’inizio della parola. Pittrice, si certamente, ma carica di una complessità di valori che travalicano il mondo in fondo un po’ chiuso e statico della pittura fine a se stessa, della pittura che rappresenta, della pittura che mostra, della pittura che talvolta si guarda allo specchio per vedere quant’è bella. No, Anna è pittrice in quanto donna e mente Creativa. Ancora una volta uso una maiuscola non a caso. E Creativo è il suo mondo fatto di piccole cose da conquistare quotidianamente, di fugaci apparizioni in campi che possono sembrare contrapposti, come quello dell’informatica, per esempio, o della stessa scrittura, per esempio, o di una musicalità che non si esprime attraverso la costruzione di una nota, ma più semplicemente, attraverso la melodia della sua voce, mentre si limita a parlarti, così, semplicemente.
Creativa nei brevi, fugaci incontri, fatti di frammenti di parole e di vaghi segnali, di accenni e di allusioni, tutte cose da assaporare lentamente, come si faceva una volta con i bicchieri di rosolio tirati fuori dall’antica credenza del salotto buono dei nostri bisnonni.
E di un breve incontrò si trattò, la prima volta che mi avvolse. Mi presentai come l’amico di una sua amica, anche se per placare la mia ansia di scrittore tardivo mi ero fatto precedere da una telefonata, giusto per non farmi trovare impreparato di fronte alla domanda che avevo incominciato a pormi: “…chissà mai come sono fatti, questi creativi.” Così quel giorno Anna, come sempre avrebbe continuato a fare nei nostri incontri successivi, non si limitò a stringermi la mano, come normale educazione e buon senso avrebbero imposto, ma fece qualcosa di più, mi strinse a sé. Mi avvolse, appunto. Io contraccambiai quell’abbraccio improvviso in maniera presumibilmente goffa, sono sempre un po’ impreparato di fronte a quello che ho sempre chiamato disequilibrio dell’armonia. Perché in fondo di questo si trattava: mettere una stampella ad un momento musicale, dove io rappresentavo la nota sottaciuta ed Anna, quella squillante.
Insomma, in omaggio al principio enunciato all’inizio di questa breve riflessione, cercherò di abbreviare i tempi, limitandomi a dire che si trattò di amicizia a prima vista. Una sintonia di intenti, di comuni partecipazioni allo stesso sentire, allo stesso modo di essere al’interno di noi stessi, che ci ha sempre accompagnato nel corso di questi due anni e più. Lei alle prese con i suoi straordinari dipinti, io con le mie prime pubblicazioni, tre romanzi dove lei, in quanto Anna, non c’è, ma esiste in quanto Amore, in quanto Amicizia, in quanto Affiatamento, in quanto Affetto. Tutti sentimenti che sono ben presenti nei miei scritti e che non a caso cominciano con la stessa iniziale del suo nome: Anna.
Anna presente anche nella mia vita, dunque. Presente ed avvolgente per costruirmi il mio bel sito, in una delle sue incursioni nell’informatica, presente nell’ascoltare dalle mie labbra la diagnosi peggiore: “che vuoi, ho vinto la lotteria della sfiga, ho la SLA.”
Presente ed avvolgente alla piccola grande Festa in onore del mio primo romanzo, sulla terrazza di fronte alla quale si infrange il nostro mare di Liguria.
Presente ed avvolgente quando mi stringe ancora una volta a sé, in uno slancio di improvvisa tenerezza, lei così diafana e con la pelle pura porcellana. 
Presente soltanto purtroppo, quando mi telefona all’improvviso ed io, già ammalato ed impossibilitato a correre da lei, intuisco fra le parole che si insinuano fra le lacrime che il marito Bruno, il candido Bruno, il genuino Bruno, lo stravagante Bruno, il suo grande Amore, ne ha combinata un’altra delle sue: ha pensato bene di andarsene all’improvviso, così, senza avvertire nessuno, per correre dietro ai suoi amici angeli che avrebbero dovuto proteggerlo e invece, impertinenti pure loro, chissà dove stavano mentre lui se ne andava a giocare con le nuvole.
Vorrei fermarmi qui. Per confermare ancora una volta quanto la nostra vita sia una eterna contraddizione, potrei perfino dire che aggiungere qualcosa risulterebbe riduttivo. Riduttivo per lei, Anna, che merita tutta la ribalta e la luce dei riflettori che si accenderanno presto per renderla ancora più splendente, prima qui, in questo progetto appena nato, poi altrove. E non importa dove.
 
< Prec.   Pros. >