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UCCELLO MIGRATORE PDF Stampa E-mail

uccello_migratore

In un affascinante gioco di incastri il commissario Varallo scopre la misteriosa scomparsa di Manuel e Letizia, un uomo maturo e una giovane donna che, apparentemente, non hanno nulla in comune, neppure la città in cui vivono: l’uno vive a Bologna e l’altra ad Alessandria. Letizia, alla ricerca di sé, vive il momento del distacco dalla propria famiglia e si proietta, donna dalle scarpe con il tacco a spillo, in una nuova dimensione mentre Manuel, strumento di un matrimonio ormai stanco, lascia tra le pagine del suo computer una traccia di sé e del suo Sogno.
Il romanzo avvince pagina dopo pagina e il lettore viene facilmente coinvolto nel gioco degli enigmi che conducono il commissario alla soluzione del caso. È affascinante la descrizione dei paesaggi, l’Africa e il deserto catturano l’immaginazione di chi legge come se luci, colori e atmosfere scorressero tali e quali a fotogrammi di un film.

Editrice Nuovi Autori
Copertina

RECENSIONE DEL 9 GIUGNO 2008 DI GIAN PAOLO GRATTAROLA, PUBBLICATA SUI PIU' IMPORTANTI SITI ITALIANI DI CRITICA LETTERARIA.

Gian Varallo, detto Jean, commissario di Pubblica Sicurezza, ultracinquantenne, alto, robusto e vigoroso indaga sulla scomparsa di Manuel Migliorini, quarant’anni, impiegato statale presso l’Istituto di Previdenza Sociale di Bologna, sposato e senza apparenti problemi, di aspetto discreto, benvoluto e metodico, con il solo svago di una partita al biliardo di tanto in tanto e la sola ambizione di scrivere delle belle storie. Il classico caso dell’uomo che scende a prendere il pacchetto di sigarette e non torna indietro, scomparendo nel nulla. Un uomo che scriveva poesie che nessuno leggeva e lettere d’amore ad amanti immaginarie, che sognava esplorazioni negli angoli più lontani della terra e che aveva nascosto questi sogni dietro la lettura di Corto Maltese. Un paio di tracce lasciate volutamente in bella mostra nel suo computer acceso ed alcune esche di tipo enigmistico, appositamente disseminate lungo il percorso, mettono la polizia sulle tracce di Letizia Ventana. Si tratta di una giovane studentessa di scienze politiche, residente ad Alessandria, figlia obbediente e morigerata di un ufficiale dell’esercito, capelli corti ed occhi smeraldo, talmente bella da scoraggiare l’ardore dei tanti coetanei inutilmente innamorati, che probabilmente Manuel ha conosciuto via web. I due fuggiaschi sembrano seguire due tragitti separati in attesa di un probabile congiungimento, o forse stanno solo giocando. Forse fra loro, forse alle spalle della polizia o forse a quelle del resto del mondo …. Una delle ragioni per cui la narrativa non ha perso attraverso gli anni la sua fascinazione sta anche nel proporsi periodico di nuovi autori che rivelano un’inattesa maturità del segno ed un lavoro di tessitura narrativa capaci di spiazzarti fin dall’ esordio letterario. Scrittori a lungo ingiustamente ignorati da qualche renitente responsabile di collana, o che qualche talent-scout decide che non valga la pena di pubblicarli, fino al giorno in cui, grazie al coraggio di una casa editrice minore, acquistano immediata visibilità.A questa categoria appartiene Gian Cavallo, autore genovese di buon livello, che giunge non più giovanissimo al suo debutto assoluto con “Uccello migratore”. Scrive il suo primo romanzo scegliendo la forma del giallo, perché a suo parere questo genere letterario gli consente, meglio di ogni altro, di delineare i disagi dell’attuale condizione umana. Ed è questa la ragione fondamentale per cui alla fine il suo libro diviene più una meditazione che non un racconto di poliziotti e malavitosi. Com’è buona consuetudine di ogni thriller i colpi di scena e le invenzioni imprevedibili squarciano la dinamica regolare delle pagine, ma senza mai abbandonarsi ad un cliché banalizzante. Sotto il velo di una scrittura limpida ed affascinante, che rivela puntuali frequentazioni letterarie, scorre infatti un fiume sotterraneo denso di sentimenti ed emozioni capace di evocare la vita.Gian Varallo è pur sempre un poliziotto che certo ha risolto molti casi intricati; ma di lui ci vengono raccontati episodi esistenziali e professionali che riproducono un isolamento che è soprattutto solitudine interiore. E Manuel non è l’eroe scarnificato dei nostri giorni, in fuga da una moglie futile, ma un uomo torturato che reca con sé la nostalgia dei grandi viaggiatori, e che decide di illuminare il grigiore della sua esistenza con l’illusione di un’enigmatica fuga alla ricerca dei propri sogni irrealizzati. Così come Letizia non è una femme fatale imperiosa e divina, ma una ragazza legata ad un sottile e fragile filo esistenziale che aderisce teneramente alla voluttà di un sogno.  Concepito con intelligenza e raccontato con una qualità stilistica quasi inconsapevole, tra invenzione ed allegoria della cronaca spicciola, il gioco dell’autore non si fa subito scoperto, ma lievita a poco a poco con intelligente scaltrezza sul disagio sempre un po’ banale della quotidianità. Le pagine si susseguono in maniera avvincente ed il passo con cui Gian Cavallo ci porta, con pazienza e determinazione, incontro alla risoluzione del caso è incantevolmente leggero; ma anche prodigo di immagini sapientemente costruite che colpiscono il lettore con suggestiva efficacia.
 
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